Intervista con il Dr. Dionísio Cumbá

chirurgo pediatrico dell’ospedale pediatrico di Bôr (Clinica Bôr)


per il Sito ASEQUAGUI

 

"Non lasciate morire i malati a casa. Portateli all'Ospedale Pediatrico di Bôr, i soldi per noi sono secondari."

Dionísio Cumbá, chirurgo pediatrico laureato all'Università di Padova, è uno dei dieci medici che sono stati avviati agli studi dalla Chiesa cattolica guineana. Assieme ad altri tre sta adesso lavorando nella Clinica Bôr.

Durante il suo primo viaggio in Italia, dove ha studiato, dopo 8 mesi di lavoro in Guinea-Bissau, ha concesso al sito www.asequagui.org idell'Associazione degli Studenti e Laureati Guineani in Italia un’intervista esclusiva.

Nel dialogo sostenuto, egli ha manifestato la sua soddisfazione per la propria decisione di tornare in Guinea-Bissau, e ha lanciato un vibrante appello al popolo guineano: “Non lasciate che i vostri bambini, quando sono malati, vi muoiano in casa, ma portateli all’ospedale pediatrico di Bôr dove cerchiamo di salvarli. La questione del pagamento è per noi secondaria".

Il chirurgo pediatrico Dionisio ha fatto questo invito, perché sa che molti guineani non si preoccupano di portare gli ammalati subito all’ospedale, anche perché spesso mancano i soldi per le medicine e i ricoveri. Ma è molto pericoloso: molti muoiono.

“Non è giusto lasciare i bambini ammalati o morenti in casa solo perché mancano i soldi. Questo ospedale, infatti, dispone di una garanzia economica da parte del ‘Progetto Anna ONLUS’per la copertura delle spese necessarie per interventi chirurgici come per ricoveri e cure a favore dei bambini che non possono pagare".

Certo, le persone che possono pagare, è giusto che paghino il prezzo minimo fissato dalla direzione della clinica per visite mediche, medicinali, interventi chirurgici e ricoveri. "Infatti è necessario ricuperare i costi. Si pensi anche solo al costo del combustibile per automezzi (ambulanza) e generatori. Ma questa clinica né cerca guadagno, né presta attenzione solo a chi può pagare. Infatti abbiamo già fatto anche tante operazioni senza aver chiesto nulla, appunto perché si trattava di poveri".

A proposito del suo viaggio in Italia, il giovane chirurgo ha detto di avere due scopi: "primo, ho portato una bimba di 5 anni di età, nata con una patologia di malformazione addominale, per essere operata a Padova. L'intervento poteva essere fatto senza problemi in Guinea, però sarebbe stato un grande rischio dopo, a causa del regime alimentare a cui si sarebbe dovuta sottoporre la bambina nella settimana dopo l’intervento".

Il secondo scopo, prosegue, "è per il mio aggiornamento in quanto medico chirurgo, e nel frattempo per chiedere l'appoggio di un tecnico anestesista per l'Ospedale pediatrico di Bôr. In questo momento, nel nostro ospedale non c'è un professionista per quell'area tecnica. Nei giorni in cui sono stato lì, ho fatto un piccolo studio nei laboratori per capire come trattare certi tipi di patologie, come le ernie, con l’uso dell'anestesista locale. E’un processo troppo complicato", ha spiegato.

Al di la di quello, Cumbá ha raccontato che ha avuto contatti con i medici e gli anestesisti di ospedali di Padova e di Brescia, interessati a collaborare con l’ospedale di Bôr. "Sono andato infine in Sicilia, nel Sud Italia, a parlare con il dottore Pierpaolo Maimone che l’anno scorso era in Guinea, e che ha manifestato il suo interesse a tornare per aiutarci a combattere le malattie che quotidianamente mettono in pericolo la vita dei nostri bambini. Questo medico oftalmologista, per sua iniziativa ha fatto una raccolta di fondi e ha comprato tutto il materiale necessario per la chirurgia degli occhi”.

A questo proposito ha garantito, che entro qualche mese, questi materiali saranno trasportati all'ospedale pediatrico di Bôr, e il medico Pierpaolo Maimone sarà in Guinea per dirigere chirurgie oftalmologiche a favore dei cittadini guineani che ne hanno bisogno.

Parallelamente a questi contatti, Dionísio Cumbá è stato all’ospedale di São João di Oporto, in Portogallo, dove ha siglato un'intesa con i medici guineani e portoghesi che vi lavorano, per quanto riguarda la collaborazione con i medici italiani nelle missioni mediche per la Guinea-Bissau all'Ospedale di Bôr. "Pensiamo di organizzare almeno 6 missioni mediche nel paese, nel 2011, essendo tre gli ospedali (Padova, Brescia e São João del Porto) per ridurre il numero di pazienti che sono nella lista d'attesa per l’intervento chirurgico", ha precisato.

Per quanto riguarda il resoconto degli otto mesi trascorsi come chirurgo pediatrico di Bôr, Dionísio ha valutato positivo il numero d'interventi in questi mesi. Infatti, grazie anche all'aiuto di alcuni medici italiani, è riuscito a curare 124 pazienti con diverse patologie, tra i quali la maggioranza è stata di bambini.

Sui bambini operati, ha assicurato, hanno eseguito con successo degli interventi molto delicati e finora mai tentati in Guinea-Bissau.

Purtroppo non tutti i pazienti sono sopravvissuti: ci sono stati dei decessi che sono avvenuti dopo, non per causa di complicazioni chirurgiche, ma perché non si sono attenuti alle indicazioni che erano state loro date, oppure perché la malattia era già troppo avanti. Purtroppo!

Questa unità sanitaria è adesso quella più rinomata in Guinea-Bissau e sta diventando piccola. Infatti i pazienti vengono da tutte le parti. Adesso anche adulti, a causa della situazione critica degli altri ospedali. Finché si tratta solo di visite mediche, è possibile venire loro incontro, ma quando si tratta di ricoveri, il problema diventa serio.

Nel rispondere alla domanda riguardo all’appoggio che la clinica Bôr riceve dallo Stato, il dr. Dionísio è stato molto cauto: "Per adesso... nessun appoggio materiale, né finanziario. Il protocollo di riconoscimento ufficiale del nostro ospedale è stato firmato, ma solo da poco: il giorno 4 Febbraio 2011".

Questo ritardo, "ci ha creato molta difficoltà, perché l’Università di Padova che si è interessata a collaborare con noi, voleva vedere questo protocollo di riconoscimento del nostro ospedale firmato dalle nostre autorità".

Per quanto riguarda l'Ambulatorio Medico, che si vuole costruire presso la scuola di Jugudul a 58 km dalla capitale Bissau, nell’ambito dell’Associazione Toka-toka, il nostro intervistato dice che per ora non è stato fatto nessun passo in avanti, ma ha assicurato che ci sono già segni di speranza per la materializzazione del progetto. "Sono stato in Slovenia, dietro l'invito di una famiglia che ha adottato un bimbo guineano del villaggio di Jugudul. Ho ricevuto garanzie da questa famiglia per la costruzione di quell'Ambulatorio in cui sarò io stesso a fare visite ai bambini di quella scuola. Pensiamo che l'Ambulatorio sarà costruito entro quest'anno", ha aggiunto.

Ha poi spiegato anche che l’Associazione Toka-toka, che dirige, ha già un finanziamento donato dal sistema fiscale italiano con la donazione del contribuente chiamata "Cinque per Mille", tale afflusso di denaro sarà utilizzato nella costruzione di un pozzo, per la canalizzazione dell’acqua potabile, per la costruzione di una mensa scolastica e un campo da calcio per gli alunni che frequentano la scuola.

Il chirurgo pediatrico di Bôr e presidente dell’Associazione Toka-toka Africa, Dionísio Cumbá ha chiuso l'intervista, chiedendo l'unione di tutte le forze vive del paese, "unica via per salvare la Guinea-Bissau dalla situazione in cui si trova".

 

Apego

 

 

 

Agostinho Pereira Gomes "Apego"






(news)