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16/11/2010
Tutto pronto, manca soltanto l'ok dello Stato italiano. Il servizio consolare bissau-guineano di Piacenza è stato sospeso ed il Governo guineano resta indifferente alle manifestazioni di sofferenza ed agli appelli degli emigranti. Può essere un modo di addolcire coloro che si prenderanno la responsabilità dei pagamenti del contratto d'affitto e dei salari dei funzionari che lavoreranno alla Rappresentanza Diplomatica che si intende aprire a Roma. In contropartita i finanziatori, che non han niente a che fare con lo Stato italiano, riceveranno licenze per fare tutto quello che vogliono, in termini di affari nel paese. É quello che si presume osservando quello che sta accadendo alla comunità guineana residente nel nord Italia, privata, da 4 mesi, dei Servizi Consolari e Amministrativi. Per il rinnovo di documenti i connazionali residenti in Italia devono adesso recarsi in Francia o in Portogallo e qualche volta in Guinea Bissau. Se è vero che il paese non dispone di mezzi finanziari per pagare l'affitto e i funzionari dell'Ambasciata a Dakar, dove il costo della vita è più basso, come ha sempre argomentato la Primatura di Bissau, come farà ad avere i soldi per mantenere l'Ambasciata nella capitale italiana? La ragione potrebbe essere dalla parte di quelli che hanno sempre sostenuto che i dirigenti guineani sanno (e molto bene) che la diaspora conosce bene i loro loschi affari, ragion per cui non si interessano mai ai problemi degli emigranti: risolvendoli innescherebbero una bomba che li potrebbe disintegrare in qualsiasi momento. Non dubito che il rafforzamento dei rapporti tra Guinea Bissau e Italia sarebbe un passo molto importante nel campo della diplomazia guineana, considerando i benefici che ne potrebbero conseguire se sapremmo "giocare bene in offensiva". La grande Italia possiede potenzialità in quasi tutti i campi. Quello che mi preoccupa di più è come finirà quest'avventura: se gli "affari" che si faranno nella nostra futura Ambasciata, obbligheranno un'altra volta la DIGOS a decretarne la chiusura. Mi preoccupa altresì se effettivamente i guineani beneficeranno almeno un dieci percento di ciò che daranno agli italiani. Ignoro se chiudere il Consolato nel paese ove si intende aprire una Ambasciata sia una esigenza legale e obbligatoria. Ma anche se così fosse, la chiusura anticipata del Consolato di Piacenza non giustificherebbe mai quello che s'intende fare. Al contrario, mette in netta evidenza come interessi personali si sovrappongono a quelli del paese. Non si deve mai privare l'emigrante del Servizio Consolare, prima di aver attivati i Servizi di Ambasciata... è un crimine. Il ruolo del Governo in una Nazione non è quello di complicare, ma di aiutare e facilitare l'emigrante, che è come uno dei suoi partner, se non il principale partner dello sviluppo del paese. Non sono moralista e mai lo sarei, perché non ho la capacità di giudicare gli atti altrui sulla base di criteri morali..., ma è vero che un gran numero di guineani vive di quello che gli spediscono i familiari all'estero... pertanto, non ha senso il silenzio del Governo guineano davanti ad una situazione nella quale il danneggiato è il suo stesso emigrante. E' urgente che agiamo nel senso di sbloccare la situazione, perché non avrebbe alcun senso avere un Governo o uno Stato che permetta che i suoi emigranti che lavorano o studiano in Italia, debbano viaggiare in Portogallo o in Cina per rinnovare i passaporti ed altri documenti. La Guinea Bissau è uno Stato sovrano, e questa sovranità appartiene al popolo. Tutti i benefici degli affari che si fanno nel suo nome, devono ricadere a beneficio della vita del popolo guineano. Il Governo è libero di fare accordi di cooperazione con chi gli "aggrada" e con chi gli proponga condizioni vantaggiose. Allo stesso modo hanno la libertà di fare accordi oggi con Guimarães, domani con la famiglia Rossi, con i Kennedy, con Li Peng, Ekutsu e così via... ma non deve mai permettere che l'euro o il dollaro di altri manovri il nostro paese a suo piacimento, disattendendo uno dei principi della Lotta di Liberazione Nazionale che il fondatore della nazionalità, Amilcar Cabral, ha sempre difeso: "abbiamo condotto una lotta per potere essere noi stessi a guidare i nostri destini". In definitiva, cosa bolle nel pentolone dei nostri governanti? Il vostro silenzio in una situazione come questa è una chiara indicazione del fatto che esiste l'influenza di terzi attori per quanto riguarda il rapporto che si intende avere con lo stato "Romano". Il silenzio del Governo sulla chiusura del Consolato di Piacenza, il più vicino ai nostri emigranti, ha il sapore di una vendetta da parte di qualcuno che si sente vittima di certi affari nel passato. Gli interessi di una persona o di un gruppo di persone non deve mai essere il motivo della sofferenza di centinaia di innocenti che ogni giorno lavorano seriamente anche a temperature sottozero, per migliorare la propria vita e quella della Guinea Bissau. Basta con il silenzio del nostro Governo! L'apertura della nostra Ambasciata a Roma non può costarci più del prezzo che abbiamo già pagato... Se dopo 25 anni non volete più il diplomatico-industriale che vi ha fornito attrezzature e materiali per Ministeri, l'uomo che ha fatto arrivare alla Guinea Bissau la maggiore donazione di tutti i tempi, l'uomo che vi ha sempre ricevuti e vi ospita gratuitamente nei migliori alberghi d'Italia, abbiate il coraggio di dire "amico, non ti vogliamo più.." e nient'altro! Non inventate versicoli. Zilocchi non è mai stato un console pirata, ha sempre lavorato nella legalità ed in coordinamento con lo Stato di Guinea Bissau. Se qualcuno ne dubita, prenda nota: Manuel Saturnino da Costa, vice-presidente del PAIGC, partito al potere, è stato a Piacenza, in Italia, nel mese di Novembre 2009, dove, con la collaborazione del console Luciano Zilocchi, ha chiesto un incontro con la comunità guineana residente in Italia. Nel corso di quest'incontro il vice-presidente del PAIGC ha ascoltato i connazionali chiedere più poteri per il console Zilocchi. Egli si è incaricato di portare il messaggio alle autorità di Bissau. Adesso chiedo: come può un alto dirigente del partito e dello Stato avere a che fare con un rappresentante diplomatico “pirata”? Se nel mese di Giugno del corrente anno il console di Piacenza ha ricevuto per 24 ore una delegazione del Ministero dell'Interno guineano composta da 4 persone, la quale ha intrattenuto contatti con ditte italiane per la fornitura di divise per la Polizia d'Intervento Rapido-"Ninja", come puo egli essere un console illegale? Purtroppo l'apertura dell'Ambasciata non richiede una consultazione fra gli emigranti, perché se così fosse la nostra Ambasciata che si intende aprire a Roma, avrebbe sede a Milano. Roma dista oltre 600 km dalla zona a maggior densità di guineani, luogo che, oltre a Francisco José Fadul e Manuel Saturnino Costa, nessun dirigente del paese ha avuto l'iniziativa di visitare. Inoltre, a Roma abitano solo una dozzina di guineani.
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