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Agostinho Pereira Gomes (APEGO)

ASAV - Conferenza dibattito, vista da fuori


La quarta giornata culturale dell’ASAV poteva essere coronata da esiti sicuramente migliori, se non ci fossero state discordanze di idee tra gli organizzatori e se tali rimostranze fossero state convogliate a chi di dovere.
E’ovvio che quando si sbaglia nell´organizzare, si sbaglia di conseguenza in quasi tutto il resto.

Esistono cose, che certe persone non devono fare anche se sentono di volerle fare, perché non basta solo volere, ma è fondamentale anche saper fare.
Dobbiamo imparare a saper fare attraverso gli insegnamenti della vita, imparare sempre, imparare per mezzo dei libri, imparare grazie alle nostre esperienze e a quelle degli altri: questo ci ha insegnato Amílcar Cabral, uno dei padri fondatori del nostro paese e grande rivoluzionario africano.
La storia ci ha dimostrato, che per natura l’uomo africano è molto umile: purtroppo in questo secolo di internet assistiamo all’inverso, infatti l'uomo moderno si qualifica spesso con l'eccesso di vanità, il protagonismo di basso livello, con l’arroganza e l’egoismo.
Solo uno stupido, scusate l’espressione, un ignorante ed incompetente rimarrebbe zitto dopo quello che è successo nella conferenza-dibattito per il cinquantesimo compleanno delle indipendenze dei paesi africani.
Cara, ASAV! Siamo umili, dobbiamo assumerci la responsabilità degli errori che abbiamo commesso.

Abbiamo assistito quel 6 Maggio, in una delle aule della Facoltà di Economia, ad una vergognosa e stupida conferenza a causa della vanità, dell’ambizione e del protagonismo di quelle persone "che non devono fare anche se sentono di voler fare": queste persone credono di rappresentare tutto il sapere e per di più sono convinte di possederne ogni aspetto.

Allora analizziamo in cosa consiste questo "sapere": forze consiste nell’invitare un "cervellone" come il professore Mukuna Samulomba, docente di Criminologia presso l'Università dell'Aquila, esperto in Diritto Europeo e membro del Comitato Mondiale del Panafricanismo, dalla sua città fino a Verona e non concedergli il tempo per parlare, nemmeno per esporre la sua riflessione?

Che senso aveva la presenza del Vice-Prefetto di Verona all’evento come semplice partecipante in platea, senza dargli l’opportunità di dire una parola?
Cosa centra il fattore tempo, evocato come pretesto, per giustificare e tentare di coprire la "gaffe" che è stata commessa?
Come mai si può difendere l’indifendibile?
Dai, ASAV...!

Il professore Mukuna Samulomba voleva trasmettere la sua riflessione sul cinquantesimo compleanno dell´indipendenza del continente africano, ma non gli è stato possibile; il piccolo numero degli studenti che assisteva alla conferenza voleva ascoltare il professore, però non gli è stata data l'opportunità. Gli studenti volevano anche ascoltare dal presidente del Consiglio Comunale Pierangelo Fratta Pasini, quali erano le prospettive per il futuro rapporto ASAV-Comune di Verona, ma non gli è stato permesso.
E’ il caso di domandarsi se vale la pena che l'ASAV continui ad organizzare per il futuro conferenze del genere, dove partecipa meno di dieci studenti in un universo di più di trenta iscritti?
Vale la pena organizzare conferenze ed invitare personaggi solo per fargli vedere che siamo deficienti?
E’ così che vogliamo dirigere l’Africa nel futuro?
Credo di no!

No, non vale la pena. Perché avremo difficoltà a trovare persone qualificate per parlare dei nostri temi.

C'è chi pensa ad un nuovo invito per il professore Samulomba: ma penso che egli non accetterebbe dopo la vergogna che ha vissuto il giorno 6 Maggio 2010. 
Nonostante la "gaffe" commessa dal moderatore della conferenza-dibattito, che a dirla tutta pensava più a propagandare il suo paese Congo che tutto il continente africano, gli invitati hanno cercato di contribuire positivamente e nella misura in cui gli è stato possibile intervenire.
Altro avvenimento da criticare da parte nostra e’stato l’atteggiamento di Padre Elio Boscaini, giornalista della rivista Nigrizia, che in uno dei suoi interventi rideva alla notizia della creazione di una moneta unica per l’Africa.
É vero che una rivoluzione, anche se nutrita da teorie perfettamente concepite, può fallire. Però, non dobbiamo dimenticare che nessun uomo, in questo mondo, ha mai praticato vittoriosamente una rivoluzione senza teoria rivoluzionaria. Tutta la pratica è fecondata dalla teoria: i grandi pensatori sono soprattutto dei grandi sognatori.
Al "vecchio" giornalista vogliamo dire che nessun essere umano può simultaneamente imparare e sapere nuotare fuori dall'acqua: ecco perché non possiamo pretendere di "salvare" la nostra Africa o svilupparla, senza lavoro, determinazione, ambizione, senza sogni e senza essere misurati e condividere con gli africani i loro sacrifici e sentimenti. I progetti perfetti non fanno gli uomini: sono gli uomini che fanno i progetti. Molti progetti perfetti sono caduti nell’insuccesso: il Comunismo è fallito non per mancanza di scientisti per il concepimento del migliore programma. Così anche nell’occidente molti progetti e governi sono caduti nell’insuccesso non per mancanza di tecnici per concepire migliori programmi. La fiducia risiede negli uomini, nella loro lealtà, nell’impegno reale, nella ricerca delle soluzioni per i problemi che pretendono di risolvere: quindi tocca ai fautori dell’idea di moneta unica africana trovare meccanismi giusti per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Comunque, siamo sicuri che nel caso dei "leaders" africani che appoggiano il progetto, l’Africa avrà la sua moneta unica dopo il 2018, data già annunciata, anche se l’adesione all’accordo non è obbligatoria per i paesi del continente.

Invece sbagliano completamente, quelli che pensano che l’Africa si svilupperà soltanto in base alle politiche disegnate dagli stati non africani.
L’altra vergogna che merita il nostro rilievo, per ritornare alle due giornate, è la presentazione incompleta della mappa del continente africano e la contraddizione fra le date di indipendenza di alcuni paesi, che si potevano notare in uno dei quadri della mostra in esposizione.
Inoltre alcune fonti credibili, dicono che gli studenti di Bolzano, che hanno partecipato al torneo di calcetto, sono tornati a casa senza mangiare.

Che vergogna, ASAV!!!
Voglia Dio che impariamo da questa montagna di errori che abbiamo fatto, in modo che la prossima volta sia dato a Gesù quel che è di Gesù, e a Cesare quel che è di Cesare.

 

Agostinho Pereira Gomes (Apego)

 

(news)